Milano, 24 apr – L’analisi dei dati raccolti dal 2005 indica che ogni anno sul Ghiacciaio dei Forni, uno dei più grandi e importanti d’Italia, si accumulano mediamente più di 2 metri di neve. Questa coltre nevosa, una volta fusa, corrisponde ad una risorsa d’acqua di circa 70 cm per metro quadrato per stagione, un valore davvero non trascurabile che esemplifica bene il ruolo rilevante che la quantità di acqua accumulata al suolo sotto forma di neve ha sulla disponibilità idrica di molte aree del territorio italiano. Questa grandezza va quindi studiata con attenzione, soprattutto nel contesto del rapido cambiamento climatico atteso per i prossimi decenni. La lunga serie di dati di innevamento ha permesso non solo lo studio sopra descritto ma anche l’inserimento dell’Italia in alcuni fra i più prestigiosi progetti internazionali promossi dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (tra cui i progetti SPICE – Solid Precipitation Intercomparison Experiment e CryoNet – Global Cryosphere Watch) e dal programma Europeo Horizon 2020 (ESSEM COST Action ES1404 – European Cooperation in Science and Technology). Nell’ambito di questi progetti, nel 2014 è stata installata sul Ghiacciaio dei Forni una seconda stazione permanente (AWS Forni SPICE) per permettere una più approfondita e precisa indagine proprio delle precipitazioni nevose. Questa ricerca è stata condotta grazie al contributo di Sanpellegrino Levissima S.p.A. e i giovani ricercatori coinvolti nello studio sono supportati dal DARA (Dipartimento degli Affari Regionali e Autonomie) – Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del progetto GlacioVAR (sotto la guida della professoressa Guglielmina Diolaiuti). Il Parco Nazionale dello Stelvio – ERSAF ha finanziato l’analisi dei dati e ha permesso l’installazione delle due stazioni meteorologiche AWS1 Forni e AWS Forni SPICE. (BIG ITALY / red)