Roma, 27 apr – In base alle stime 2017, la speranza di vita alla nascita della popolazione residente si mantiene stabile rispetto al 2016: 80,6 anni per gli uomini e 84,9 per le donne, con un divario di sopravvivenza tra i sessi di 4,3 anni. A livello di ripartizioni, si vive più a lungo al Nord, mentre il Mezzogiorno si conferma sotto la media nazionale. In ambito europeo l’Italia presenta una fra le più elevate speranze di vita: al 2° posto per i maschi e al 4°per le femmine (dati 2015). Nelle stime 2017, il tasso di fecondità rimane invariato rispetto al 2016, con un numero medio di figli per donna (1,34) sensibilmente inferiore alla soglia che garantirebbe il ricambio generazionale (circa 2,1 figli). Anche l’età media della madre non presenta variazioni rispetto all’anno precedente (31,8 anni) e le regioni del Mezzogiorno si confermano, in media, quelle con le madri più giovani (31,5 anni). Nella graduatoria europea della fecondità (relativa al 2015), il nostro Paese si colloca al 23° posto. Soltanto Francia e Irlanda presentano valori di poco inferiori alla soglia di ricambio generazionale (rispettivamente 1,96% e 1,92%). Con 3,2 matrimoni ogni mille abitanti, l’Italia rimane uno dei paesi dell’Ue in cui ci si sposa meno; solo Portogallo e Slovenia hanno un quoziente di nuzialità più basso (3,1 ogni mille abitanti nel 2015). Nel 2016 il quoziente di nuzialità cresce in tutte le ripartizioni a eccezione del Nord-est; il Mezzogiorno si conferma la ripartizione con la nuzialità più alta e la più bassa percentuale di matrimoni civili. Nel 2016 in Italia l’incidenza di divorzi è ancora aumentata (16,3 ogni diecimila abitanti da 13,6 nel 2015) anche per effetto dell’entrata in vigore della legge sul “divorzio breve” a maggio 2015. Nel confronto europeo riferito al 2015, il nostro Paese si caratterizza per una quota di divorzi molto esigua, ma risale nella graduatoria decrescente (quint’ultima insieme alla Croazia). (red)