Roma, 30 apr – Così come luminosa è la scia che Marguerite Duras lascia nella cultura francese che attraversa a colpi di provocazioni, letterarie, politiche, esistenziali. Ce la racconta una scrittrice che a Duras ha dedicato un libro che è un vero corpo a corpo: Marguerite (Neri Pozza) di Sandra Petrignani (15 maggio).
La stella di Etty Hillesum si spegne purtroppo ad Auschwitz. Etty aveva rinunciato ai suoi privilegi per seguire i deportati nei campi: voleva essere la testimone, voleva che l’orrore fosse ricordato. Salì sul treno cantando, perché era sua dovere dedicarsi agli altri, alleggerire il dolore altrui. La sua vita è stata ricostruita da Edgarda Ferri (22 maggio) in un libro: Un gomitolo aggrovigliato è il mio cuore. Vita di Etty Hillesum (La nave di Teseo). La scia di Sylvia Plath era puro fuoco. Le sue muse inquietanti hanno lasciato un segno indelebile nella poesia del novecento, e oggi a Londra la casa di Fitzroy Road, che un tempo fu dimora di Yeats e dove Sylvia si suicidò nel febbraio del ’63, è meta di pellegrinaggi. Ma è nella poesia che si trova tutta la verità di questa potente scrittrice: a raccontarla sarà Elisabetta Rasy (29 maggio) che alla Plath ha dedicato un capitolo del suo indimenticabile libro Memorie di una lettrice notturna (Mondadori). (PO / SEGUE)