Roma, 19 giu – Malgrado la debole crescita del Pil, l’occupazione ha continuato ad aumentare (+7,5% tra il 2002 e il 2007): più che in Francia (+2,7%), Regno Unito (+4,6%), Germania (+0,2%) e meno solo che in Spagna (+15,4%). L’Italia detiene il primato a livello europeo della presenza di imprese dell’industria high tech (più di 33 mila aziende, il 24% delle imprese europee del settore) ed è seconda solo alla Gran Bretagna nei servizi ad alto contenuto tecnologico (quasi 97 mila aziende, il 17,7% del totale europeo). E mentre il sistema universitario moltiplica sedi, cattedre e corsi, la capacità di generare buone idee e innovazione si concentra in poche punte di eccellenza. Il 40,3% dei nuovi brevetti registrati in Italia nel 2007 in campo medico-scientifico è riferibile solo a 4 poli universitari, su cui è confluito il 18,5% dei finanziamenti ministeriali per la ricerca e in cui risultava impiegato l’11,9% del corpo docente di settore. Anche nel tessuto sociale emergono segmenti vitali che non hanno paura di confrontarsi fuori dai confini nazionali. Nel 2006 il 14,2% dei giovani italiani tra 15 e 29 anni poteva vantare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero: il 9% inferiore a tre mesi, il 5,1% più lunga. 38.690 studenti risultavano iscritti in università straniere e 16.389 erano impegnati nel programma Erasmus, per un totale di oltre 52 mila studenti. Ma a fianco a questa elite esuberante non può essere trascurata quella minoranza meno visibile che fa quotidianamente esperienza del diverso. Il 16,7% degli italiani vive ogni giorno a stretto contatto con gli stranieri e la maggioranza di essi (59,4%) ne ricava un rapporto positivo.
(Caf)