Salvini socchiude ad un governo ampio per rifare la legge elettorale e rivotare. “E’ una cosa positiva. In Italia serve uno Stato forte, non pervasivo, che sappia proteggere, investire e soprattutto implementare le decisioni. Serve nel nostro ordinamento una clausola di supremazia che tuteli l’interesse nazionale dai veti locali. Proviamo a concentrarci in questa legislatura su un governo istituzionale e un parlamento che chiudano la seconda repubblica e aprano la terza in modo ordinato con tre punti: legge elettorale a doppio turno, clausola di supremazia e allora sì un po’ più di federalismo. Poi si vota”. Lo afferma il ministro allo Sviluppo economico Antonio Calenda, in una intervista al Corriere della Sera. Un processo per il quale, spiega, ci vorrebbero non 5 anni ma “un anno e mezzo”. E aggiunge: “Di Maio e Salvini dovrebbero capire che è anche nel loro interesse un sistema che funziona, perché alla prova del governo si soccombe facilmente se non si hanno strumenti adeguati”. Dunque l’intesa del Pd con solo M5s “è sbagliata, perché le loro proposte sono fondate su una fuga dalla realtà e dalla responsabilità. Il rischio è di finire come su Ilva dove Emiliano insegue i 5 Stelle per chiuderla senza dare valide alternative e lasciando il conto ai cittadini. Fare la ruota di scorta ad un governo Di Maio mi sembra fuori dalla realtà. Renzi ha avuto ragione”. Anche nel modo, con un’intervista in tv? “Sì. E’ meglio che Renzi parli direttamente, piuttosto che per interposta persona. Anzi, per il Pd credo proprio ci voglia una segreteria costituente della quale Renzi faccia parte insieme a Paolo Gentiloni, a Enrico Letta e agli altri ex segretari del Pd. Che ci si confronti in una sede ristretta e poi si esca con una posizione unica”. Ma esclude una sua presenza: “No, io nel Pd sono appena entrato. Questo non significa che non debba dire la mia”. Nella intervista il ministro analizza anche le ragioni della sconfitta elettorale del centrosinistra: “In linea con la retorica dei progressisti degli ultimi decenni abbiamo cercato più di motivare le persone parlando di futuro, piuttosto che partire dalle angosce del presente”, “abbiamo ritenuto che parole d’ordine come merito, eccellenza, multiculturalismo, innovazione, globalizzazione, opportunità corrispondessero a un naturale evolversi della storia e delle nostre società. Così non è stato”. Un errore non solo di Renzi ma “collegiale. Anche se i governi hanno operato bene, come dimostrano gli ultimi dati su occupazione e Pil. Oggi una politica che dimostra di capire le paure dei cittadini vince più di una politica capace di governare bene. E’ il principio della rappresentanza e in fondo della democrazia”. (3 mag – red)