“Oggi è un giorno triste”. Il giovane attore campano Andrea Di Maria commenta così la scomparsa di Ermanno Olmi. Ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Asiago, il grande regista bergamasco, autore di film amatissimi e che hanno fatto la storia del cinema italiano, è morto questa mattina all’età di 86 anni. Di Maria è stato diretto da Olmi qualche anno fa: era, infatti, tra i protagonisti – insieme a Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti e Camillo Grassi – di “Torneranno i prati”, film uscito nel 2014 e ambientato nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale. “Ho avuto la grande fortuna, il privilegio, l’onore di essere stato scelto da Olmi” racconta a 9colonne l’attore originario di Sala Consilina, in provincia di Salerno, che oggi si divide tra cinema (ha lavorato con Vincenzo Salemme come con i fratelli Taviani), teatro (ha diviso il palco con Maurizio Casagrande e Francesco Paolantoni solo per citarne alcuni), tv (lo abbiamo visto nella terza serie di “Gomorra”) . Senza dimenticare il web visto che è una delle star di Casa Surace. Di Maria dice di dovere molto al regista de “L’albero degli zoccoli”: “Con lui ho fatto un viaggio interiore: a lui devo l’aver cambiato in maniera definitiva il mio approccio a questo lavoro”.
IL RICORDO Andrea Di Maria parla di Olmi come di “un artigiano meticoloso di una modernità spiazzante, di una poesia dirompente, di una semplicità disarmante”. “Nel film ‘Torneranno i prati’ – continua l’attore – io interpreto un conducente di mulo, un soldato che portava il rancio alle trincee e nelle vallate innevate cantava canzoni napoletane. Cantava così bene che le truppe austriache non gli sparavano per sentirlo intonare ancora quelle meravigliose melodie partenopee. Era l’unico che poteva camminare all’aria aperta, a testa alta e senza paura: un personaggio realmente esistito. Le canzoni le registrammo a duemila metri di altezza, – ricorda Di Maria – immerso nella neve, sull’altopiano di Asiago e mi ricordo che appena finii di cantare, Ermanno si avvicinò, con gli occhi umidi, mi abbracciò e disse: ‘Se il mondo ricominciasse a cantare canzoni in napoletano, tutto tornerebbe a funzionare’. È stato – conclude il giovane artista – uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Non lo dimenticherò mai e non dimenticherò mai Ermanno Olmi ”. (7 mag – Gil)