Roma, 20 giu – In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, nell’anno in cui ricorre il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, Amnesty International chiede agli Stati di riaffermare il diritto di ogni persona a cercare e ottenere asilo dalla persecuzione, cosi’ come riconosciuto dall’art. 14 della Dichiarazione del 1948. Quasi due milioni di rifugiati iracheni, fuggiti per evitare di essere assassinati, rapiti o sottoposti a maltrattamenti e torture, si trovano oggi in Giordania e Siria. Nel Mediterraneo, richiedenti asilo e migranti continuano a morire nel disperato tentativo di raggiungere l’Europa. Nella regione mediterranea, paesi come la Spagna e l’Italia sono coinvolti in piani d’intercettamento e di pattugliamento congiunto dell’immigrazione insieme a paesi dell’Africa settentrionale e occidentale: in questo modo, le persone possono essere rimandate indietro, esattamente nelle situazioni terribili da cui cercano disperatamente di fuggire. A maggio, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha nuovamente chiesto di colmare la mancanza di 127 milioni di dollari, senza i quali i programmi di assistenza sanitaria e alimentare in Iraq sarebbero stati ridotti, spingendo altri iracheni nell’indigenza assoluta e aumentando le probabilita’ di piu’ elevati tassi di malnutrizione e dell’aumento del lavoro minorile. Sono 147 gli Stati parte della Convenzione del 1951 relativa allo status di rifugiato o del suo Protocollo, i principali strumenti del diritto internazionale per la protezione dei rifugiati. Amnesty chiede inoltre all’Unione europea di rispettare interamente i suoi obblighi nei confronti dei rifugiati. Amnesty sollecita gli Stati a puntare maggiormente sul reinsediamento, che e’ uno dei mezzi con cui puo’ essere esercitata la responsabilita’ comune di assistere gli Stati che ricevono rifugiati e puo’ essere fornita a questi ultimi una soluzione durevole. Ad oggi, sono nove i paesi tradizionalmente all’avanguardia nei programmi di reinsediamento, cui si sono recentemente aggiunti paesi in via di sviluppo come Brasile, Burkina Faso e Cile, che hanno iniziato a reinsediare piccoli gruppi di rifugiati.
(Isi)