“A tutti quelli che non mi hanno aiutata, ho gridato: ribellatevi”. In una intervista a Repubblica parla la giovane disabile brutalmente aggredita in un bar della periferia di Roma da Antonio Casamonica e da suo cugino Alfredo Di Silvio, come ripreso dalle telecamere del locale. “Ho 42 anni e una violenza simile non l’avevo mai vista. I proprietari del bar, una giovane coppia di rumeni, sono delle brave persone, gran lavoratori, infatti avevano aperto anche la domenica di Pasqua. Volevo solo un caffè, ero in fila alla cassa e sono entrati due ragazzi. Erano agitati. Il barista stava servendo un cliente e subito uno ha detto all’altro: ‘Questi rumeni di merda non li sopporto proprio’. Io ho sentito quella frase e gentilmente, per di più con un tono ironico, mi sono rivolta a loro con queste parole: ‘Se il bar non vi piace andate altrove’”. Tanto è bastato per farli scatenare? “Sì, uno dei due mi ha fatto volare gli occhiali dietro al bancone, mi sono voltata e l’altro, quello più basso, ha iniziato a picchiarmi con la cinta e poi calci, pugni sul lato sinistro del corpo. Non si fermavano mai. Al pronto soccorso mi hanno detto che se mi avessero dato un calcio al fegato non sarei più qui. Sono stata quattro settimane a letto perché ho avuto un versamento pleurico al polmone sinistro. I segni sul collo, perché me l’hanno stretto forte, mi sono rimasti per quindici giorni. Ero a terra quando mi hanno strappato il telefonino di mano e, mentre tentavo di raggiungerli per farmelo restituire, me l’hanno lanciato contro urlando: ‘Se chiami la polizia ti ammazziamo’”. E riguardo le persone presenti del bar aggiunge: “Nessuno è intervenuto perché hanno paura di ritorsioni. Io quel giorno, quando sono riuscita a uscire dal bar, ho detto a tutti: ‘Ribellatevi, non fatevi trattare così’” e il padrone del bar “Marian è stato l’unico che mi ha soccorsa e mi ha consigliato di andarmene, perché per lui sarebbero tornati. Ed è stato così. Il tempo di chiamare il 113 e quelli erano di nuovo lì. Hanno rotto la vetrina, sfasciato tutto e l’hanno picchiato. Gli hanno detto ‘qui comandiamo noi, questa è zona nostra’” ma “io e Marian abbiamo denunciato. Loro hanno rimesso in piedi il locale, continuano a lavorare nonostante le minacce. Io proseguo per la mia strada. Ho una famiglia da proteggere, mia mamma anziana, quattro nipoti e la vita qui è difficile, regna la violenza, ma bisogna avere il coraggio di ribellarsi”, “qualche settimana fa, per caso, li ho incontrati. Proprio quei due che mi hanno picchiata. Sanno che li ho denunciati, ma io non mi sono messa paura, sono andata avanti dritta e a testa alta”. (8 mag – red)