– Da Aldo Moro a Peppino Impastato, entrambi uccisi il 9 maggio di 40 anni fa, c’è un legame “che unisce ogni violenza criminale contro la convivenza civile”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella cerimonia al Quirinale per la giornata in memoria delle vittime del terrorismo, tornando peraltro a utilizzare la parola “neutrale” che pochi giorni, accostata al sostantivo “governo” aveva fatto discutere le forze politiche. “Abbiamo appreso – dice ancora oggi .– che ci sono momenti in cui l’unità nazionale deve prevalere sulle legittime differenze e che vi sono momenti che richiamano a valori costituzionali, a impegni comuni, perché non divisivi delle posizioni politiche ma riferiti a interessi fondamentali del Paese, in questo senso neutrali”. E’ la giornata in cui si ricorda il ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro in via Caetani, certamente, (“A 40 anni di quella tragedia e da tempo sentiamo il bisogno di liberare l’esperienza politica di Aldo Moro: il giorno della memoria deve restituirci gli insegnamenti e le idee di queste persone”) e l’uccisione del giornalista scomodo Peppino Impastato, ma anche quello in cui si deve ragionare sui terrorismo di oggi. “Il terrorismo ha sempre cercato di aprire fratture e di sconvolgere la normalità della vita, ma è stato sconfitto dal tessuto sociale che la democrazia produce pur nelle sue imperfezioni. Oggi la violenza terroristica riveste nuove forme, non meno pericolose di 40 anni fa: è il terrorismo internazionale. Non è l’Islam il nemico, ma il fondamentalismo: anche in questo caso la società può difendere con la civiltà, e saremo ancora più forti che ci assumeremo la responsabilità come europei di favorire la pace e la stabilità”. Il Capo dello Stato ricorda poi “i cittadini italiani che hanno perso la vita nelle varie stragi internazionali, al Bataclan, a Nizza, a Daccah, sulle Rambla: le vite di persone come Valeria Solesin o Fabrizia Di Lorenzo. Le loro vite devono continuare a vivere nella speranza di un giorno nuovo”.