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Al Senato
sarà una battaglia

it@withub.it by it@withub.it
14 Maggio 2018
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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Il governo 5 Stelle-Lega può contare su una maggioranza di circa 30 voti alla Camera ma su un vantaggio molto più risicato al Senato, dove l’autosufficienza dell’alleanza Salvini-Di Maio ha un margine di soli 6 voti.

In una situazione parlamentare così rischiosa, sarebbe importante – per i due partner – poter contare su quell’astensione critica ma benevola che il restante centrodestra aveva  promesso  solo cinque giorni fa.

“Se un’altra forza politica della coalizione ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con il Movimento 5 Stelle, prendiamo atto con rispetto della scelta” aveva dichiarato  la sera del 9 maggio Silvio Berlusconi, dando di fatto il via libera alla nascita del governo.

Ma oggi il clima è cambiato.

Grazie a una sentenza del tribunale di Milano, Silvio Berlusconi è improvvisamente tornato candidabile. La sua riabilitazione – secondo autorevoli dirigenti di Forza Italia – sposta gli equilibri politici all’interno del centrodestra e mette in discussione la leadership di Salvini. 

Contro quest’ultimo da Forza Italia vengono ora critiche tutt’altro che benevole. Secondo  Renato Brunetta  il programma economico sottoscritto da Lega e Movimento Cinque Stelle è un libro dei sogni, con promesse che costerebbero all’erario tra i 65 e i 100 miliardi di euro.  Non sembrano immediatamente disponibili neppure i voti  del terzo azionista del centrodestra, Giorgia Meloni,  che oggi definisce il nascente governo “ un’avventura dagli esiti incerti”.

Al Senato, come abbiamo visto, Salvini e Di Maio possono contare su una maggioranza di pochi voti.  Ed è ben vero che un governo finalmente operativo può diventare  una potente calamita per i voti degli irresoluti e dei cosiddetti responsabili.  Ma non se l’altra calamita si chiama Silvio Berlusconi. 

 

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