Trento, 24 giu – Il Trentino è ai vertici per la qualità regionale dello sviluppo (Quars), indicatore che tiene conto di sette fattori: ambiente; economia e lavoro; diritti e cittadinanza; pari opportunità; istruzione e cultura; salute; partecipazione. Lo attesta la campagna “Sbilanciamoci!”, realizzata da un vasto fronte di realtà appartenenti al mondo del volontariato e del terzo settore, dall’Arci a Carta, da Beati i Costruttori di Pace a Emergency, da Legambiente a Microfinanza, dal Wwf a Ctm-Altromercato e così via, giunta alla sua sesta edizione. Quest’anno, vista l’eccellenza da sempre rilevata nelle buone pratiche del Trentino, la campagna ha dedicato un focus di approfondimento proprio alla provincia di Trento (“Come si vive in Trentino?”) e ha promosso un convegno internazionale nella città, tenutosi oggi nella sala stampa della Provincia alla presenza del presidente Lorenzo Dellai, del coordinatore del Rapporto Giulio Marcon e di esperti di sviluppo regionale dell’Unione europea dell’Ocse e dell’Undp (United Nation Development Program). L’evento ha ospitato inoltre la prima edizione del premio Quars sulle buone pratiche locali, che ha viso premiata la Provincia autonoma di Trento assieme alle Regioni Puglia, Lazio e Veneto. La campagna ha messo a confronto la realtà delle regioni e delle province autonome italiane. Ne emerge un quadro molto lusinghiero per il Trentino. Fra gli aspetti “di eccellenza”, ad esempio, non solo la situazione economica (il Trentino risulta il territorio “meno iniquo” per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza), il godimento dei diritti di cittadinanza nel loro complesso, la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità: giudizio molto positivo viene espresso anche per la situazione ambientale – con un plauso particolare alla raccolta differenziata, che evidentemente non viene inficiata dal progetto di costruzione dell’inceneritore di Ischia Podetti – e per quella sanitaria, pur fra luci e qualche ombra (in particolare quella relativa alla migrazione ospedaliera). Lo snodo più critico, invece, si rivela essere quello delle pari opportunità, anche se la partecipazione alla vita pubblica e politica delle donne risulta più elevata che nella media nazionale (non così i posti da esse occupati all’interno degli organi istituzionali).
(Cat)