L’Italia deve puntare alla crescita all’interno dell’Unione Europea, che non deve essere utilizzata come alibi per non mantenere le promesse. Lo dice il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia all’assemblea degli industriali, lo ripete poco dopo il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, ospite dello stesso palco. Da dove è tutto un susseguirsi di moniti e appelli al nuovo governo in fase di formazione. “Prima di essere italiani nel mondo, dobbiamo essere europei in Italia – dice Boccia – La forza e la determinazione che mettiamo nel guidare le nostre imprese, ora dobbiamo metterle nelle sorti del Paese. Dobbiamo cambiare senza distruggere, dare certezza al futuro, avere consapevolezza del momento delicato del Paese” E poi, appunto: “Non usciamo l’Europa come pretesto per non mettere a posto le cose in Italia”. C’è un passaggio molto diretto, nel discorso di Boccia: “Non si capisce da dove verrebbero i soldi per mettere in pratica quanto previsto dal contratto di governo”. Ma anche altre frasi non lasciano spazio a fraintendimenti, quanto meno sui destinatari, che più che gli industriali presenti in sala sono Luigi di Maio e Matteo Salvini: “Il nostro nemico oggi rimane il debito pubblico: paghiamo 63 miliardi l’anno di interesse, che domani ci potrebbero pesare di più una volta terminati gli incentivi fiscali dell’Europa. Occorre una politica che rassicuri circa la graduale riduzione del debito pubblico, che significa uscire sa una doppia incertezza, sia in Europa che da noi”. E poi ancora: “bisogna spostare l’attenzione sul lavoro, attenzione che oggi è troppo puntata sulle pensioni. Le pensioni sono importanti ma non possiamo scaricare il loro peso sui giovani, mentre il lavoro attutisce la necessità di azioni per tutelare chi non ha un reddito. E’ l’unico modo per riattivare quell’ascensore sociale che si è bloccato”. E in un Paese in cui “si pensa a chiudere l’Ilva, la più grande acciaieria d’Europa” la domanda è lecita: “Quello che dobbiamo chiederci, e che dobbiamo chiedere a chi ci governerà, è: abbiamo una visione del futuro che continui a mettere l’Italia tra le più grandi potenze industriale al mondo?”.
(Sis)