Roma, 1 lug – Il senatore Claudio Micheloni, proveniente dalla Svizzera, dal canto suo riconosce che “l’integrazione è un modo di vivere basato sul rispetto reciproco, non una cosa che si fa con leggi o decreti che possono fare solo da quadro. Quello che mi angoscia di questo governo è la volontà politica di non interagire, di giocare a fare l’apprendista stregone”. Per il senatore “non esiste una storia dell’emigrazione ma innumerevoli esperienze personali. Una cosa però accomuna tutti i migranti: sono considerati un oggetto da utilizzare a scopo politico. Io sono un italiano ben integrato, ma negli anni Settanta ero anche io schedato perchè andavo in giro a distribuire L’Unità. Il Pd invece deve trattare i migranti come un soggetto”. Gianni Farina da parte sua sottolinea “l’ignoranza abissale che regna in Italia sulla storia dell’emigrazione: è qui il tragico errore della Lega, che affonda il proprio potere in quel Nord-Est che è proprio storia drammatica di emigrazione. Per questo credo che la storia dell’emigrazione andrebbe studiata nelle scuole”. Per quanto riguarda il dibattito sulla sicurezza, Farina sottolinea che “si parla pochissimo della Carta dei diritti fondamentali, una delle poche cose buone uscite dal trattato di Nizza: lì c’è tutto, dalla cittadinanza al ricongiungimento. Il problema non si combatte a livello nazionale: se ogni governo parte da interessi localistici, la battaglia è persa in partenza”. Marco Fedi, emigrato da decenni in Australia, comincia riportando la preoccupazione rilevata nel corso di un recente convegno a Tunisi, relativa al rinfocolarsi di uno scontro tra Occidente e Oriente e all’incapacità degli organismi sovranazionali di dare risposte efficaci. Per quanto riguarda l’esperienza australiana, invece, “la positiva esperienza di integrazione civile degli immigrati in Australia ha il suo fulcro nel rispetto della diversità culturale delle comunità, nelle scelte politiche nazionali e statali contraddistinte da un solido coordinamento, nell’offerta di servizi sociali ad ampio spettro. Questa condizione è stata raggiunta in due modi: flussi regolati e decisi in base a stringenti interessi nazionali, controlli severissimi ai confini, accordi con i paesi da cui partono le imbarcazioni della speranza”. Anche se, conclude Fedi, neanche l’Australia si è dimostrata un paese perfetto sotto questo profilo.
(SEGUE)