Roma, 31 mag – Il Dipartimento delle Finanze pubblica le statistiche relative agli Studi di Settore, alle dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente, alle dichiarazioni IVA e ad altri dati trasmessi dai contribuenti nel 2017, relativi al periodo d’imposta 2016 (dichiarazioni presentate nel 2017).
Nel 2016 si è registrata una crescita del Pil dell’1,7% in termini nominali e dello 0,9% in termini reali, che ha consolidato la ripresa avviata nel 2015.
In questo contesto, l’applicazione degli Studi di Settore nel 2016 ha riguardato circa 3,2 milioni di soggetti (62,2% persone fisiche), in calo del 5,1% rispetto all’anno precedente. Il risultato è effetto principalmente dell’aumento delle adesioni al regime forfettario, che non prevede l’applicazione degli studi di settore ai soggetti che aderiscono a tale regime semplificato. Il regime forfettario, introdotto dalla legge 190/2014 (legge di stabilità per il 2015), è stato modificato dalla legge di bilancio per il 2016 che ha rivisto al rialzo le soglie massime di ricavi/compensi previste per potervi accedere. Questo ha portato ad un aumento delle adesioni.
I ricavi/compensi totali dei contribuenti soggetti agli studi di settore, riferiti all’anno di imposta 2016, sono risultati pari a 723 miliardi di euro, con una lieve variazione rispetto al 2015 (+0,7%) e andamenti leggermente differenziati tra i settori: quello dei servizi mostra l’incremento maggiore (+1,5%), seguito dalle attività manifatturiere (+0,2%); sostanzialmente stabile risulta il commercio, mentre le attività professionali mostrano un lieve calo (-0,3%). Il reddito totale dichiarato è pari a circa 107 miliardi di euro, in linea rispetto all’anno precedente; il reddito medio dichiarato è pari a 30.360 euro per le persone fisiche (+6,2%), a 41.820 euro per le società di persone (+3,7%) e a 33.240 euro per le società di capitali ed enti (+3,9%).
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