Roma, 5 giu – “Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà”: il premier Giuseppe Conte interviene nell’aula di Palazzo Madama, esplicitando punto per punto il contratto per il “governo del cambiamento” siglato da Movimento 5 Stelle e Lega. Due forze politiche che “sono state accusate di essere ‘populiste’ e ‘anti-sistema’. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente. Se ‘populismo’ è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se ‘anti-sistema’ significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni” rivendica il premier. Conte, che ha iniziato il suo discorso rivolgendo una saluto al presidente della Repubblica che “rappresenta l’unità nazionale e che ha accompagnato le prime – non facili – fasi di formazione di questo Governo”, ha premesso di non avere “pregresse esperienze politiche” e di assumere “questo compito con umiltà, ma anche con determinazione; con la consapevolezza dei miei limiti, ma anche con la passione e con l’abnegazione di chi comprende il peso delle altissime responsabilità che gli sono affidate”. Il suo, spiega il premier, sarà un governo che apporterà un cambiamento nel metodo (“ascolto, esecuzione, controllo. Saranno questi i tre pilastri dell’azione di governo, nel segno della piena trasparenza”) e sui contenuti, sottolineando che “la prima preoccupazione del Governo saranno i diritti sociali, nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti. E’ ora di dire che i cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, affinché nessuno venga più sfruttato, che hanno diritto a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora si ritrovino disoccupati, che hanno diritto a una pensione dignitosa, che hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque. C’è di nuovo che il debito pubblico lo vogliamo ridurre, ma vogliamo farlo con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che, negli ultimi anni, hanno contribuito a farlo lievitare. Il cambiamento è in una giustizia rapida ed efficiente e dalla parte dei cittadini, con nuovi strumenti come la class action, l’equo indennizzo per le vittime di reati violenti, il potenziamento della legittima difesa”. (SEGUE)