Roma, 5 giu – Il Regolamento di Dublino è il tema caldo sull’asse Italia-Europa, infuocato dal no di Salvini alla sua riforma e alle nuove politiche di asilo che “condannano i paesi del Mediterraneo a restare soli”. Ma cosa è il Regolamento di Dublino e cosa sancisce? E’ entrato in vigore quattro anni fa – il 1° gennaio 2014 – e “stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide”, come recita il Regolamento stesso. Semplificandolo, stabilisce quale Stato deve farsi carico della richiesta di asilo pervenuta da una persona che giunge nel territorio europeo. I dati e le impronte digitali di questo individuo vengono registrate in un sistema che viene utilizzato per il loro confronto – l’Eurodac – che determina se questi ha “ha già presentato una domanda in un altro Paese dell’Ue o se un richiedente asilo è entrato irregolarmente nel territorio dell’Unione”. Una volta che la domanda di protezione internazionale è stata effettuata, se emergono dubbi in base al racconto offerto dal richiedente, o in virtù dei dati forniti dall’Eurodac, scatta la cosiddetta “Fase Dublino”, che sospende la richiesta d’asilo. A questo punto, individuato il Paese dove il richiedente era già stato segnalato, la domanda torna nelle mani di questo primo Paese; se la sua risposta di asilo sarà positiva, il richiedente verrà inviato verso quella destinazione. (Peg / UE)