Roma 7 lug – L’internazionalizzazione migliora le imprese: il 51% di chi è presente all’estero da più di tre anni ha infatti rafforzato il proprio posizionamento anche sul mercato italiano. Queste imprese puntano ad un’assistenza sempre più strutturata, dedicata non solo all’avvio del percorso di internazionalizzazione (come indicato nel 70% dei casi) ma anche alle fasi di espansione e consolidamento delle posizioni raggiunte (65%), e, dopo aver “ispessito” negli anni competenze e relazioni (il 53% dichiara di aver migliorato il proprio approccio strategico ai mercati esteri), sono oggi in grado di gestire autonomamente parte delle attività internazionali. Gli imprenditori sembrano pertanto richiedere un nuovo e più proficuo dialogo con i soggetti della promozione. È quanto emerge dalla ricerca ‘Dal cavaliere solitario all’imprenditore manager – Primi risultati di un’indagine sulla domanda di servizi per l’internazionalizzazione’ condotta da Assocamerestero e Unioncamere su un campione di 300 imprese italiane presenti all’estero da almeno tre anni, con più di 10 addetti e un fatturato di oltre 5 milioni di euro. Lo studio è stato presentato a Roma in occasione del IX Meeting dei Segretari Generali delle 74 Camere di Commercio Italiane presenti in 48 Paesi del mondo. I primi risultati dell’indagine identificano un segmento di imprese – formato per il 48% da realtà tra i 10 ed i 19 addetti – che si caratterizza per una ”anzianità” di presenza all’estero di oltre 10 anni nell’82% dei casi. Un’azienda su cinque è presente in tutti e quattro i continenti e l’incidenza media del fatturato estero sul totale delle vendite è pari al 43,5%, con picchi che superano il 65% dei volumi di fatturato per circa un’impresa su quattro.
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