Roma, 5 giu – Il governo Conte supera il primo scoglio parlamentare, ottenendo la fiducia in Senato con 171 sì , 117 no e 25 astenuti. Voto a favore da parte di M5S e Lega, sul fronte del no Fi, Pd e Leu mentre Fratelli d’Italia ha confermato la scelta dell’astensione. “Metteremo fine al business dell’immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà”: il premier Giuseppe Conte era intervenuto in mattinata nell’aula di Palazzo Madama, esplicitando punto per punto il contratto per il “governo del cambiamento” siglato da Movimento 5 Stelle e Lega. Due forze politiche che “sono state accusate di essere ‘populiste’ e ‘anti-sistema’” ma se “‘populismo’ è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se ‘anti-sistema’ significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni” rivendica il premier. Il presidente Conte interviene su alcuni punti specifici del contratto di governo, come il reddito di cittadinanza (che arriverà però in un momento successivo al rafforzamento dei centri per l’impiego) e la flat tax, che è “l’obiettivo”, “solo così sarà possibile pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale, con conseguenti benefici in termini di maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile”. Centrale nell’azione dell’esecutivo saranno la lotta alla corruzione (con introduzione del “daspo” per corrotti e corruttori) e alla criminalità organizzata: “Contrasteremo con ogni mezzo le mafie, aggredendo le loro finanze, le loro economie e colpendo le reti di relazioni che consentono alle organizzazioni criminali di rendersi pervasive nell’ambito del tessuto socio-economico” sono state le parole di Conte, mentre dalla maggioranza partiva il coro “fuori la mafia dello Stato”, che ha richiesto l’intervento della presidente Elisabetta Alberti Casellati per far continuare il premier. Uno spazio importante nelle dichiarazioni programmatiche hanno rivestito la politica estera e il rapporto con l’Europa. “Intendiamo preliminarmente ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato. Saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa” ha spiegato Conte, che sulla Ue invece specifica: “L’Europa è la nostra casa. Quale Paese fondatore abbiamo il pieno titolo di rivendicare un’Europa più forte e anche più equa, nella quale l’Unione economica e monetaria sia orientata a tutelare i bisogni dei cittadini, per bilanciare più efficacemente i princìpi di responsabilità e di solidarietà”. (SEGUE)