Roma, 7 giu – Sangalli parla di “un’Italia coraggiosa e vulnerabile”, che ha bisogno di un “contratto per la crescita”, in quanto la ripresa è “insufficiente per ossigenare l’economia perché talmente esigua da restare nel recinto delle statistiche e perché incapace di dare calore e fiducia alle attese di famiglie e imprese”. Bisogna al contrario “trasformare l’attuale ripresa in una crescita concreta e duratura, tra il 2 e il 2,5% annuo”, per “ricucire le crescenti distanze tra il Mezzogiorno e il resto del Paese”, “ridurre l’area della povertà assoluta”, “recuperare a una degna occupazione tanti italiani che l’hanno persa o che non l’hanno mai trovata”: questo il ragionamento di Sangalli, secondo cui per raggiungere l’obiettivo occorre “dare continuità ad un coraggioso cammino delle riforme”, ma escludere misure come il salario minimo, rispetto al quale “abbiamo la preoccupazione che finisca per disperdere un patrimonio di relazioni e traguardi ottenuti. C’è in gioco la consolidata storia di contrattazione collettiva del nostro Paese”. Non è d’accordo il ministro Di Maio, secondo cui “per le professioni regolate dalla contrattazione collettiva ci pensano gli attori della contrattazione a stabilire il salario, ma per quelle che sono fuori serve il salario minimo finché non si arriva a una contrattazione nazionale”. Nel suo intervento, Di Maio suscita invece l’ovazione della platea dei commercianti in tema di fisco: “Aboliremo tutti gli strumenti come lo spesometro e il redditometro e inseriremo l’inversione dell’onere della prova. Perché siete tutti onesti ed è onere dello Stato provare il contrario”. (SEGUE)