Intervistato dal Messaggero, Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento nonché per la democrazia, spiega l’agenda per realizzare quest’ultima. “Siamo fieri di aver espresso il primo ministero della Democrazia diretta della storia. Vogliamo il referendum abrogativo e propositivo senza quorum per incentivare la partecipazione attiva dei cittadini. Vogliamo le leggi di iniziativa popolare a data certa che saranno quindi obbligatoriamente discusse dal Parlamento. Vogliamo che i cittadini possano decidere direttamente”. Non vede il rischio che democrazia diretta e rappresentativa facciano a pugni? “È la nostra Costituzione a prevedere che, accanto alla democrazia rappresentativa, ci sia la democrazia diretta. Sono due forme complementari, noi vogliamo realizzare la democrazia integrale che affianchi alla rappresentanza per delega la possibilità di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali. D’altra parte la Repubblica è nata grazie a un referendum, proprio uno strumento di democrazia diretta”. All’articolo 3 della legge 3124 di cui lei è stato primo firmatario si prevedeva l’obbligo di referendum sui trattati internazionali. Ciò vuol dire che domani si potrebbe affidare ai cittadini la scelta di uscire dall’euro? “L’obbligo di referendum sui trattati significa che, prima di essere ratificati, devono essere sottoposti a referendum confermativo obbligatorio, come avviene ad esempio in Svizzera e Danimarca. Il vantaggio è quello di non fare entrare in vigore una legge che il popolo non vuole in modo tale che la legge non produca effetti indesiderati neppure per un giorno. Su una eventuale cessione di sovranità è doveroso che siano i cittadini ad avere l’ultima parola”. (8 GIU – red)