Roma, 27 nov – Nell’hotel Oberoi di Mumbai in India, ci sono ancora sette italiani in ostaggio dei terroristi. Lo ha confermato oggi il sottosegretario agli Affari Esteri Enzo Scotti nel corso di una informativa urgente alla Camera in merito alla paurosa raffica di attentati che ha scosso ieri la capitale finanziaria dell’India. “La tipologia, l’organizzazione meticolosa messa in campo e le modalità operative di questi atti terroristici, sembrano rendere altamente probabile che dietro gli stessi vi possa essere la mano di Al Qaida” ha spiegato Scotti ricordando il tragico bollettino degli attacchi: oltre 100 morti, tra cui un italiano Antonio De Lorenzo e quasi 300 feriti. Secondo Scotti sono 330 gli italiani che si trovano ancora a Mumbai e che le autorità consolari stanno cercando di contattare uno ad uno “per necessaria precauzione” mentre “il Ministro degli Esteri Frattini, attraverso l’unità di crisi è in stretto raccordo con la rete consolare e monitora la situazione e le operazioni ancora in corso rimanendo in contatto con i nostri connazionali”. Per quanto riguarda l’altro albergo internazionale sotto attacco, il Taj, Scotti ha confermato che “risulta essere stato evacuato e un funzionario della Farnesina è riuscito ad entrarvi a seguito delle Forze di Polizia indiane. Quaranta connazionali sono ora ospitati dal console generale italiano a Mumbai”. Il quadro che Scotti ha fatto oggi dell’India è quello di un Paese “sempre più nel mirino di terroristi, che colpiscono affollati centri urbani” dove dall’inizio del 2008 si contano “circa 800 vittime civili del terrorismo, oltre 2.000 se si includono Forze dell’Ordine e gli stessi terroristi”, un Paese che dovrà affrontare “vari interrogativi che questi attentati pongono” tra cui “quello delle possibili ricadute sul contesto regionale. E’ auspicabile – ha detto Scotti – che il clima di relativa distensione aperto con il Pakistan e fra Pakistan e Afghanistan negli ultimi mesi non subisca contraccolpi. I due Paesi sono infatti consapevoli della necessità di continuare il loro dialogo composito, la cui interruzione sarebbe per i terroristi un indiscutibile vittoria”.
(SEGUE)