Roma, 8 lug – Eugenio Marino, coordinatore del Pd estero, torna a ribadire la “necessità non più rinviabile di aprire un’autentica ‘fase costituente’ del Pd che sorregga un dibattito approfondito, sincero, anche duro se necessario, nel quale il confronto sia sulle idee e sul profilo e non sugli apparati; sull’identità e la cultura di questo partito e sulle battaglie che darà e non su componenti/correnti/anime; sull’idea di Paese (e di mondo) che propone agli elettori”. Marino trae spunto dalle rilevazioni statistiche pubblicate oggi su ‘Repubblica’, secondo le quali emergerebbe una tendenziale perdita di appeal del Partito Democratico (l’idea di un ritorno ai due partiti Ds e Margherita troverebbe d’accordo il 23% di tutti gli elettori e l’11.3% degli elettori del Pd, di questi ultimi oggi solo il 61.1% confermerebbe la scelta compiuta lo scorso 13 e 14 aprile, l’8.1% voterebbe per l’IDV, l’11.4% si asterrebbe, il 12.5% si definisce indeciso e il 7% voterebbe per un altro partito che non è l’IDV). Secondo Marino, nonostante i dati, “alcuni segnali incoraggianti sono arrivati. Ma penso che nuove strade, nuove parole e nuove ‘visioni’ abbiano bisogno di nuove facce e nuove teste. Per questo mi unisco a chi, riconoscendo con gratitudine i meriti non piccoli di una leadership collettiva che ha dato moltissimo alla politica e al Paese, oggi le chiede di sostenere con forza e generosità, fino in fondo, l’avanzare di una nuova classe dirigente. Fermo restando che alcuni e molto isolati pezzi di quella leadership collettiva hanno già dato esempi di questo tipo.Tuttavia, penso che ogni leadership dovrebbe conquistare sul campo la propria credibilità, con tanto di battaglie, morti, feriti e prigionieri e non perché qualcuno, per benevolenza, stanchezza o disperazione ha deciso di farsi da parte.
(Sis)