Roma, 11 giu – Il caso del notaio stakanovista Paolo De Martinis che voleva lavorare troppo e per questo pesantemente sanzionato dal Consiglio Notarile Milanese, è ora al centro di una disputa internazionale, che vede coinvolti l’Antitrust italiano, la Consulta e addirittura la Corte Europea. Lo rivela lo stesso notaio in un’intervista pubblicata oggi su “La Repubblica – Affari&Finanza”). L’ultimo atto, al di là della Corte costituzionale investita dall’Antitrust, sarà ricorrere alla Corte europea contro la sentenza della Cassazione. Paolo De Martinis, napoletano di Fuorigrotta, 50 anni, notaio a Milano da vent’anni, con studi a Settimo Milanese e nel centro del capoluogo lombardo, non si vuole arrendere. È sotto accusa da parte del Consiglio notarile meneghino per ‘eccesso di lavoro’. Dal 2011, infatti, ha ricevuto dal Consiglio una serie di azioni disciplinari e quasi un anno di sospensione. “Sono stato fermo prima tre mesi e poi sette. Con sette capi d’imputazione, sembrava il maxi processo”, racconta nell’intervista. Il Cnm ha calcolato, infatti, che ci vogliono due minuti per leggere ogni singolo foglio di un atto notarile e che quindi un notaio non può fare più di quindici pratiche in un giorno. De Martinis ne faceva venti. Da qui le sanzioni, i reclami alla Corte d’Appello, i ricorsi in Cassazione che, con la decisione ai primi di maggio a sfavore di De Martinis, ha rilevato una ‘violazione del principio della personalità’. (SEGUE)