Roma, 15 lug – Porta si domanda: “è ammissibile mantenere all’estero, in Sudamerica, dove vive la maggiore comunità di italo-discendenti al mondo, dove vive uno dei maggiori contingenti di immigrati extra-comunitari residenti nel nostro Paese e dove l’Italia vuole svolgere un ruolo di primo piano in materia geo-politica e geo-economica (sono parole del nostro Sottosegretario agli Esteri, On. Enzo Scotti) una struttura consolare ridotta all’osso e quindi incapace di gestire l’ordinaria amministrazione prima ancora che quella straordinaria?”. “Non metto in dubbio la serietà e la professionalità dei nostri diplomatici e dei loro collaboratori, e sono convinto che tanto l’amministrazione del Ministero degli Esteri quanto (ove interpellata) la giustizia locale faranno luce sui recenti episodi venuti alla luce in Sudamerica”. Porta conclude spiegando che però “quello che va ribadito, a costo di essere banali, è che non è più possibile continuare a fare le “nozze con i fichi secchi”: se lo sforzo in atto con la cosiddetta “task force” (il potenziamento dei consolati in Sudamerica in relazione alle giacenze delle domande di cittadinanza approvato nella scorsa finanziaria, NdR) andasse in fumo e se i “tagli” in atto penalizzeranno in maniera permanente le nostre già malandate sedi consolari, episodi e situazioni analoghe saranno destinati a ripetersi, e non per colpa di questo o quell’altro delinquente, ma per una irresponsabilità generale di chi dovrebbe garantire alla nostra struttura diplomatica all’estero un apparato efficiente e adeguato alle domande alle quali è quotidianamente sottoposto”
(Sis)