“Non immaginavo minimamente di diventare ministro ma credo che la mia vita in questo Governo sia molto più facile di quella che ha avuto il mio predecessore. Ma non entro nella polemica politica”. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, oggi ha avuto un importante appuntamento alla Camera dei deputati dove ha riferito sulle linee programmatiche del suo dicastero. Il ministro ha dato il via alla sua audizione poco dopo le 11,30 di fronte alle Commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato, presso la Sala del Mappamondo. Lì ha parlato di crescita, investimenti, dazi, esportazioni e di quelli che sono “tre i punti fondamentali” per il suo dicastero: inclusione sociale, riforma delle imposte dirette, rilancio degli investimenti pubblici. “Questa audizione mi consente di aprire un costruttivo dialogo con il parlamento” ha detto il ministro all’ inizio della sua audizione nel corso della quale ha tenuto a precisare come non si possa parlare di “continuità” della sua politica con quella dell’ex ministro Pier Carlo Padoan: “Contesto la questione della continuità. La discontinuità si ha nell’uso delle risorse. La discontinuità andrà cercata nella composizione delle entrate e delle uscite”.
GLI OBIETTIVI Il ministro Tria ha messo in luce quelli che sono gli obiettivi del Governo: crescita e riduzione del debito. “Proponiamo un ambiente pro crescita in cui sia possibile investire, agire, in una situazione di consenso sociale. Non è facile ma possibile” ha detto nel suo intervento. Certo è che il Governo si muoverà “in una direzione in cui non ci sarà peggioramento del saldo strutturale” e certo è che “continuerà l’azione di riduzione del rapporto debito-Pil”. L’inquilino di via Venti Settembre ha fatto riferimento ai dati del mercato del lavoro che “sono positivi per l’occupazione” anche se occorre attendere “i dati sulle ore lavorate che sono quelli che contano sia per consentirci di valutare la crescita del Pil sia l’inclusione vera degli occupati” . Anche se ha sottolineato che le condizioni dell’economia italiana sono buone Tria ha infatti ricordato che “rimaniamo un punto sotto la media europea”. Poi ha spiegato: “In un quadro generale positivo i dati suggeriscono che la crescita dell’economia italiana è continuata fino a tutto il secondo trimestre ma con un ritmo inferiore” rispetto allo stesso periodo del 2017. Secondo Tria quindi “ci sono rischi di una moderata revisione al ribasso per la previsione di crescita del 2018”. Il ministro non ha parlato però di interventi di correzione e ha precisato che “non è il momento giusto per fare manovre troppe restrittive”. Tria ha aggiunto inoltre che “la patrimoniale è un’ipotesi che non è in discussione nel Governo” e che “l’impegno è ridurre la pressione fiscale ai redditi minori e medi”. “Non è in discussione l’obiettivo della flat Tax – ha continuato Tria – ma è in discussione come ci si arriva: l’idea è che bisogna partire oggi ma il programma di Governo è un programma di legislatura”.
FASSINA “Le linee strategiche del governo, sul terreno macroeconomico e di bilancio illustrate dal ministro Tria, sono estremamente preoccupanti. Lo scenario tendenziale ereditato da governo precedente è già grave. Il governo del cambiamento è in continuità con il governo Monti, oltre che Renzi e Gentiloni. Ci opporremo con tutte le nostre forze, dentro e fuori il Parlamento, a ulteriori tagli al welfare” ha detto il deputato di Liberi e Uguali Stefano Fassina intervenendo in commissione Bilancio sull’audizione del ministro Tria. “L’invarianza della spesa corrente in termini nominali annunciata avrebbe effetti sociali devastanti. Vuol dire, nel triennio, intervenire sui 27 miliardi di maggiore spesa pensionistica, frutto di una normativa già insostenibile, e vuol dire colpire ulteriormente la spesa sanitaria, già a livelli tali da escludere oltre 10 milioni di cittadini italiani dalle cure fondamentali. Al contrario, – ha aggiunto Fassina – è necessario aumentare gli spazi di finanza pubblica in modo ragionevole: un deficit pubblico al 2% del Pil fino al 2021, per sostenere la spesa per investimenti e disinnescare l’aumento dell’Iva. Soltanto così – ha concluso – si può sostenere l’economia reale e favorire la riduzione del debito e in rapporto al Pil”. (3 lug – Gil)
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