Milano, 5 lug – L’accoppiamento selettivo di coppie di basi azotate scoperto e indicato da Watson e Crick nel 1953 come fenomeno alla base della trasmissione del codice genetico non è esclusivo del DNA ma avviene spontaneamente anche tra singole basi azotate e potrebbe quindi essere non la causa ma addirittura l’origine della formazione del DNA. Lo dimostra uno studio pubblicato in questi giorni su PNAS a firma del gruppo di ricerca dell’Università Statale di Milano coordinato del prof. Tommaso Bellini del Dipartimento BIOMETRA e del gruppo di ricerca dell’Università del Colorado coordinato dal prof. Noel Clark. L’appaiamento Watson-Crick, per il quale le basi azotate, che sono i costituenti fondamentali degli acidi nucleici come DNA e RNA, si legano selettivamente – adenine con timine e guanine con citosine (e analoghi appaiamenti nel caso del RNA) – è alla base non solo della trasmissione del codice genetico, ma di innumerevoli metodi diagnostici e terapeutici, di biotecnologie e di nanotecnologie, e della nostra comprensione del mondo vivente e della sua evoluzione. Fino ad ora si era pensato che fosse una proprietà dei filamenti di DNA, nei quali le basi azotate sono chimicamente concatenate, ma lo studio dimostra che non è così: l’appaiamento Watson-Crick è una proprietà delle singole basi azotate. Questa scoperta rafforza ulteriormente un’ipotesi sull’origine della vita che la collaborazione Bellini-Clark sta verificando da un decennio: se l’impilamento di coppie di basi azotate si forma spontaneamente, e non è quindi l’effetto del loro legame chimico, ne può essere però la causa. (BIG ITALY / SEGUE)