Roma, 28 lug – In un’opera dedicata ai connazionali all’estero, non poteva mancare il contributo di Piero Badaloni, direttore della rete che, per rispondere ad una richiesta ricorrente delle nostre comunità, è diventata oggi Rai Italia. Ne “I segni dell’emigrazione – L’Italia dall’Emigrazione all’Immigrazione”, di Tiziana Grassi e Catia Monacelli, con la collaborazione di Giovanna Chiarilli, Piero Badaloni ha voluto ricordare la sua esperienza a contatto con le comunità all’estero. Esperienze che hanno contribuito a creare “la coscienza che anche l’informazione deve adeguarsi a questa presenza per avere un riscontro, e soprattutto un interesse, sia per le prime generazioni, sia per i figli e i nipoti che magari non parlano più l’italiano. Mi ha colpito molto – ha scritto Badaloni – la preoccupazione della prima e della seconda generazione che i figli, i giovani, possano perdere il contatto con l’Italia, con il Sistema Paese, con la lingua, con la cultura italiana. Proprio per rispondere a questa esigenza, un canale internazionale come Rai International, che rappresenta il servizio pubblico, deve dedicare più attenzione a questi giovani e soprattutto, ovviamente, proporre contenuti adeguati. Quindi abbiamo dato spazio, nel palinsesto di Rai International, a programmi che soddisfano questi bisogni, queste aspettative, anche dedicando più attenzione a trasmissioni di diffusione e conoscenza della lingua italiana, perché è proprio attraverso la lingua che si mantiene questo filo”. Un impegno che, come conferma l’ultimo monitoraggio elaborato dalla rete delle ambasciate italiane, ha visto crescere il gradimento verso la programmazione della rete pensata per gli italiani all’estero ma sempre più attenta ad un pubblico di cosiddetti “italofoni”, ma anche “di italiani che lavorano all’estero temporaneamente, le eccellenze, i ricercatori, gli scienziati, i missionari, i cooperanti, gli imprenditori, i militari: il Sistema Italia – ha sintetizzato Badaloni – che vive in Italia ma che proietta il suo braccio operativo nel mondo”.
(SEGUE)