Udine, 16 lug – Per Zannier “è importante intervenire per meglio identificare quali sono i ruoli dei Paesi dove le minoranze risiedono, che hanno ovviamente la responsabilità della gestione delle politiche di tutela delle minoranze per preservarne l’identità, il patrimonio culturale e linguistico, ma anche considerare quali sono i limiti dell’intervento dei Paesi di riferimento etnico dei Paesi a cui la minoranza guarda al di fuori del confine del Paese dove risiede: spesso – ha indicato Zannier – c’è un abuso nel ruolo dei Paesi esterni e quindi questo convegno, a cui partecipano esponenti di alto livello dei Paesi dell’Osce, dall’Asia centrale all’America, dovrebbe aiutarci a rivitalizzare i principi contenuti nelle Raccomandazioni di Bolzano, guardando a esse alla luce delle nuove sfide”. Tra le situazioni più critiche in Europa, Zannier ha citato, da una parte, le problematiche delle minoranze tradizionali – questioni legate spesso a processi di cambiamento dopo la fine della Guerra Fredda – e, dall’altra, le questioni che riguardano “le cosiddette ‘nuove minoranze’, quelle che non hanno una definizione precisa e escono dai movimenti migratori degli ultimi anni”. “Le difficoltà di integrazione di alcune comunità, incluse quelle islamiche, in Paesi occidentali come il Belgio, la Francia o la Gran Bretagna, se non gestite portano a un isolamento delle comunità di migranti, a una loro chiusura e potenziale radicalizzazione che in qualche caso genera terrorismo: il problema dell’integrazione – ha affermato Zannier – è ancora acuto in molti Paesi dell’Ue e va discusso”. Per l’Alto Commissario in questo quadro “l’Italia non è un’eccezione, ed è importante che qui ci sia una politica nazionale molto chiara sull’integrazione, che coinvolga le autorità locali, ma che abbia a monte una strategia nazionale forte”.(BIG ITALY / SEGUE)