Roma, 20 lug – “L’opera è un po’ come il calcio: per amarla bisogna andarla a vedere a teatro, la sua casa, e bisogna avere la fortuna di sentire un buon cast. Una cosa è vedere il Brasile, un’altra seguire una squadra amatoriale. L’importante è andare a teatro, come più vi piace, senza formalismi” aggiunge. E a proposito di fortuna, dichiara estremamente fortunato, ma non per il successo: “La mia fortuna più grande è stata quella di essere stato sempre circondato da affetto, sin da piccolo. È questo il vero scopo della vita” aggiunge, arrivato a Giffoni con la moglie Veronica e due dei suoi figli, Veronica e Matteo. «Lo dico sempre ai miei bambini e lo dico anche a voi: l’importante non è fare quel che amate, ma amare quel che fate. Solo così sarete davvero felici. E poi non perdete mai la speranza, né l’ottimismo e non date retta all’allarmismo che riempie i nostri tempi”. In chiusura, ricevendo il Premio Truffaut, Bocelli ha commentato la definizione che il regista diede al Festival nel 1982: “Penso davvero sia il più necessario: qui a Giffoni si esortano i ragazzi a pensare e il pensiero è la base dell’azione. La tendenza, invece, è quella di non farli pensare. E invece voi dovete farlo, sempre con la vostra testa e siate sempre aperti al pensiero degli altri”. (Red)