Napoli, 31 lug – Maria Amendola spiega che “la parte orientale di Napoli comprende tre quartieri (Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli ) tra più popolari della città con una popolazione che ha vissuto e che vive in condizioni di abbandono e marginalità . Una realtà circondata da una totale indifferenza che alimenta atti illegali nati spesso da sensi di rabbia e di rancore, nei confronti di chi dovrebbe dare oneste e serie risposte a chi è “meno fortunato”e che alla fine fa diventare molti giovani senza futuro, facili prede della criminalità organizzata come la camorra.. Una indifferenza che avvolge i cittadini onesti in “ una rete” di solitudine in cui le istituzioni appaiono lontane ed impotenti. Il corpo sociale della zona orientale di Napoli è costituito da un proletariato che da una fascia di operai specializzati che degrada, attraverso fasce intermedie, a strati che vivono nell’illegalità.” Sempre Maria Amedola evidenzia che “questi quartieri rappresentano, nella già difficile realtà della condizione minorile nella città di Napoli, una delle zone a più alto rischio di devianza e di coinvolgimento criminoso dei minori che vi abitano. La fascia più disagiata della popolazione nutre una forte diffidenza nei confronti delle istituzioni, considerate incapaci di offrire risposte ai bisogni delle persone; tra i preadolescenti risultano molto diffusi modelli di comportamento aggressivi e di sopraffazione che ricalcano quelli dei giovani più “rispettati” nei quartieri, già inseriti in attività criminose. Le condizioni di marginalità e degrado nelle quali vivono le famiglie sono spesso accettate con una sorta di fatalismo che rafforza nei ragazzi la convinzione che l’illegalità sia l’unica opportunità a loro disposizione per costruirsi una vita che abbia “successo”, che sia cioè sottratta agli stenti economici e ad un quotidiano senso di inferiorità nei confronti degli altri ceti sociali. Complessivamente si può affermare che, in questo contesto, il bisogno principale dei ragazzi sia, da un lato, la presenza di modelli di riferimento positivi, adulti in grado di comunicare costruttivamente con loro, solidi punti di riferimento necessari per avviare percorsi di crescita alternativi; dall’altro, esperienze ed attività culturali e sociali “alternative”, che per loro natura si contrappongono allo stile di vita condotto da tanti ragazzi in ambienti in cui vige permanentemente un clima di prepotenza e violenza. Sono convinta “ conclude Maria “ che un intervento solo sui minori sarebbe inutile, necessitando, invece, intervenire, soprattutto, sulle famiglie e sui cittadini tutti “ .
(Sis)