Roma, 1 ago – “La medaglia Fields premia la continuità di un lavoro che si è protratto nel tempo a partire dall’anno della laurea a Pisa e del dottorato di ricerca tra Pisa e Lione. Ci sono stati incontri fondamentali nella mia vita che hanno determinato lo svolgersi della mia carriera. Il primo è stato con il professor Antonio Corbo Esposito dell’Università di Cassino, conosciuto ai tempi delle olimpiadi di matematica durante il liceo. Fu lui che mi spinse a partecipare nell’estate del 2002 al concorso di ammissione della Classe di Scienze della Normale. Lo feci con poche aspettative, anche perché venivo da una formazione prettamente umanistica, ma quando vidi affisso nella bacheca del Palazzo della Carovana l’elenco degli studenti ammessi alla Normale con il mio nome, l’emozione fu così tanta che compresi che avrei voluto essere quello nella vita, un matematico”. Così Alessio Figalli, che ha conquistato la medaglia Fields. “Alla Normale il professor Luigi Ambrosio è stato fondamentale – spiega Figalli -: la sua vicinanza, le conversazioni che iniziavano in aula e si protraevano a mensa e poi nel suo studio hanno pian piano indirizzato i miei interessi di ricerca. Ambrosio c’era sempre, e la sua sollecitudine e stima hanno contribuito a irrobustire la consapevolezza in me stesso che stava germogliando. Poi è stato decisivo l’incontro con il professor Albert Fathi della Normale di Lione, venuto a Pisa per due mesi nel 2004 come professore in visita alla Scuola Normale. Fu lui che mi suggerì di completare il mio percorso di dottorato in Francia e quello è stato il trampolino di lancio di tutta la mia carriera”. (BIG ITALY / SEGUE)