Roma, 1 ago – “Il caso di Ibrahima Diop è emblematico di un sentimento di intolleranza che, grazie alla legittimazione che certa retorica politica gli conferisce, sembra serpeggiare e prendere piede nella nostra società – prosegue Schirò -. ‘Sono soltanto parole al vento’, si dice per sdrammatizzare questo tipo di episodi. Eppure, sono proprio le parole ad essere usate oggi come strumenti di propaganda per incitare e legittimare la discriminazione etnica, religiosa o di genere, privare le minoranze di poteri e diritti, indebolire di fatto i principi fondamentali della nostra Costituzione. Parole al vento che si propagano e trovano terreno fertile per umiliare e offendere, ridurre al silenzio, deridere e dividere. So bene che esse sono anche l’espressione di un disagio sociale e di uno spaesamento culturale, di cui dobbiamo farci carico. Tuttavia, sono parole senza pudore e senza responsabilità quelle che in questi ultimi mesi si disperdono e si normalizzano nel magma dei social, diventando narrazione politica e quindi consenso. E allora è anche dal peso delle parole che oggi dobbiamo ripartire, per non essere complici”. (PO / Red)