Roma, 8 ago – “Non voglio vivere in un Paese dove esiste ancora la schiavitù. Quindi da oggi farò tutto il possibile per bloccare questa piaga. Non lo dico solo da ministro, ma da cittadino”. Lo afferma Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura, in una intervista al Corriere della Sera, sulla scia della morte dei bracciati stranieri nel Foggiano. E aggiunge: “Questa è una partita che sta gestendo direttamente Matteo (Salvini, ndr). Proprio in queste ore è lì per rendersi conto della situazione e per studiare le possibili soluzioni. Spero che il ministro dell’Interno intraprenda delle azioni più dure di controllo e repressione in quelle zone”, “mi fido di Matteo. Le dico con tutta onestà che non adoro le passerelle. Ci andrò invece quando ci sarà meno attenzione mediatica”, “è tutta una filiera: dalla dignità nella salute alla dignità nel posto di lavoro, nei mezzi di trasporto. Lì non c’è lo Stato e non c’è la legalità. E non c’è quest’ultima anche nel momento in cui faccio lavorare persone che sono irregolari nel nostro Paese”, “noi non abbiamo bisogno di schiavi”. E commenta la richiesta del vicepremier Luigi Di Maio di un concorso per gli ispettori del lavoro: “Sono dell’idea che sia fondamentale tutto quello che serve per fare maggiori controlli. Se si mettono più forze di polizia, più ispettori e si applica la legge, io sono un ministro felice. Sia per la dignità dei lavoratori sia per l’immagine che il nostro Paese dà all’estero. Le faccio un esempio. In Australia una nota marca fa una campagna mediatica contro i prodotti italiani perché utilizzano gli schiavi per la raccolta dei pomodori”. E da esponente leghista ricorda che la legge sul caporalato “noi non l’abbiamo votata perché ci sembrava il classico spottone del governo. Ci dava quell’impressione. Vorrei adesso capire se questa legge consente alle aziende di operare contro il caporalato”, “voglio confrontarmi con chi la legge la subisce sulla propria pelle. In sintesi direi che c’è poca applicazione da parte delle aziende e poca iniziativa nel farla rispettare. Secondo me hanno una responsabilità. Nel Foggiano, ad esempio, su 31 mila aziende solo 7 mila aderiscono al Rea, che è il registro delle aziende agricole che hanno sottoscritto la legge sul caporalato. Perché tutte le altre non lo fanno? Perché la legge non va bene? Perché si servono del caporalato?”. (red)