Bologna, 20 ago – L’operazione si è svolta in due fasi e ha coinvolto un batterio chiamato Escherichia coli. “Si tratta di un batterio modello per la biologia molecolare”, spiega Barbara Zambelli. “La sua genetica è nota ed esistono molti strumenti che ci permettono di operare facilmente e rapidamente al suo interno, controllando quello che succede”.
La prima azione da compiere, allora, era “travestire” Escherichia coli da Helicobacter pylori. Per questo, i ricercatori hanno clonato all’interno del batterio modello i geni che contengono le informazioni per lo sviluppo dell’ureasi e delle proteine necessarie alla sua maturazione. A questo punto, dopo aver verificato con successo la presenza dell’enzima attivo, è stata aggiunta al batterio un’ulteriore sequenza genica: quella collegata alla sintesi di un peptide capace di bloccare la formazione dell’ureasi.
Il risultato, insomma, è un sistema che permette di provare l’efficacia di queste molecole “convincendo” il batterio a crearle e dunque mettendole a contatto diretto con le altre funzioni del batterio stesso. Un processo che può rivelarsi particolarmente utile per lo sviluppo di nuovi antibiotici.
“Si tratta di un’idea innovativa nel campo della ricerca farmacologica”, conferma Zambelli. “La possibilità di testare gli inibitori dell’ureasi su un sistema cellulare che mima il batterio bersaglio aumenta la probabilità di ottenere farmaci efficaci”.
La ricerca è stata realizzata da un gruppo del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna – in particolare dalla collaborazione di Alberto Danielli, Stefano Ciurli e Barbara Zambelli – e ha coinvolto anche studenti di diversi corsi di Laurea e Dottorato tra cui la Laurea Magistrale in Biotecnologie Molecolari e Industriali. I risultati sono stati pubblicati su Biochimica et Biophysica Acta con il titolo “Targeting Helicobacter pylori urease activity and maturation: in-cell high-throughput approach for drug discovery”. Il lavoro è stato finanziato anche grazie ai fondi per il Finanziamento alla ricerca di base (FARB) dell’Università di Bologna.
(red)