Roma, 21 ago – “Nazionalizzare? Io credo sia necessario discutere seriamente di quel che vogliamo fare dei veri beni dello Stato. E cioè, appunto, quelli oggetto di concessione”. Lo afferma Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, in una intervista al Corriere della Sera, nella quale precisa che vuole “aprire la discussione sul modo in cui ciò che è oggetto di concessione possa restituire il massimo bene ai cittadini”. E aggiunge: “Io sono cresciuto in un’era in cui si diceva che lo Stato non deve fare i panettoni. Ed ero d’accordo: quei panettoni mi parevano anche meno buoni. Ma il punto è decidere per il meglio. II tutto Stato non è buono, ma neanche il tutto privato. Credo che valga per ogni bene dello Stato. I beni veri dello Stato non sono gli immobili di cui si parla sempre. Sono le concessioni: quanto prende lo Stato dall’acqua minerale che compriamo a 2 euro a bottiglia? Quanto dal metano sotto terra o dalle concessioni televisive? Quanto dall’etere in cui viaggia il segnale dei telefonini? Io credo che lo Stato debba fare periodiche valutazioni. E poi, scegliere per il meglio”, “normalmente, la concessione viene assegnata per realizzare l’opera. Il privato ci mette i soldi in cambio di un reddito futuro, lo Stato non deve sborsare. La concessione si giustifica meno quando l’opera è già realizzata. A quel punto, è giusto che il privato paghi. Va anche detto che da noi molte privatizzazioni sono state fatte per ragioni di cassa, e i privati ne hanno tratto profitti esorbitanti. Di certo, ora dobbiamo fare un ragionamento sulle concessioni in scadenza o scadute. Penso al petrolio bianco delle Alpi. In Valtellina le concessioni idroelettriche sono scadute. L’idea del pubblico non è indecente. Noi vorremo che ci fosse un ritorno alle popolazioni di quei territori, che hanno fornito risorse e acqua. Ma non c’è una decisione: bisogna discuterne. Senza escludere nemmeno una gestione diretta”. (red)