Firenze, 22 ago – Insomma il luogo comune che questi tipi di lavoro gli italiani non li vogliono fare non è più tanto vero. “In Toscana – annota Martelli – siamo passati dai 16.645 lavoratori domestici italiani del 2015 ai 18.143 del 2017. Certo gli stranieri restano la stragrande maggioranza, ma stanno calando: erano 59.328 nel 2015, sono 56.411 nel 2017. Insomma questo significa che è un settore che non può più essere lasciato al faidatè perché così si penalizzano famiglie e lavoratori”.
Per il presidente delle Acli la Toscana “non è per fortuna all’anno zero”, ma serve “un salto di qualità”. E il come, per Martelli, sta in due parole “informazione e formazione”.
“Più informazione per le famiglie che hanno bisogno di un aiuto domestico e che non possono essere lasciate sole a combattere contro una burocrazia che a volte è davvero complicata, più formazione per chi decide di fare questi lavori di aiuto e cura in maniera tale da fornire a chi ne ha bisogno personale qualificato dotato di competenze certificate. Un sistema, questo, che ci aiuterebbe a combattere la pratica sempre molto diffusa del lavoro nero che oggi non garantisce né le famiglie che non sanno chi si mettono in casa né i lavoratori che non godono di alcuna tutela né assicurazione neppure in caso di infortuni che, come sappiamo, nei lavori domestici non sono così rari” conclude Martelli. (red)