Roma, 29 ago – La crescita del potere d’acquisto della popolazione cinese sta determinando profondi cambiamenti nelle abitudini e nei consumi culturali del paese, con un boom delle vendite di autori stranieri, libri d’arte, di viaggio e libri sulla cultura cinese, crescita favorita anche dalla nascita e sviluppo di case editrici con approcci fortemente market-oriented. La presenza di editori italiani alla fiera di Pechino per il terzo anno consecutivo, testimonia come l’Italia voglia colmare il gap che non le permette di figurare nella graduatoria dei principali paesi fornitori di copyright della Cina. Una graduatoria in cui Stati Uniti e Regno Unito si dividono più del 50% del mercato, seguiti da Taiwan, Giappone, Germania, che nel 2007 supera la Corea. Fra i testi italiani che verranno presentati in Fiera: narrativa, testi per l’insegnamento delle lingue straniere, quelli scientifici e di storia, libri d’arte, architettura e design, libri di viaggio e svago, manualistica, testi professionali e scolastici e libri per ragazzi. Anche l’editoria digitale si sta sviluppando in Cina molto velocemente, sono oltre 30 milioni le copie di pubblicazioni on-line ed un migliaio le aziende di servizio ad esso collegate. E di editoria digitale italiana e cinese si parlerà durante il Seminario organizzato congiuntamente da ICE e AIE il 2 settembre, per presentare le potenzialità del mercato italiano e di quello cinese e al tempo stesso per promuovere lo scambio di opinioni ed esperienze fra gli addetti del settore editoriale. Un’occasione unica per comprendere le tendenze in atto e le prospettive nell’ambito dell’innovazione tecnologica editoriale nei due paesi.
(Pap)