Roma, 29 ago – “Dietro la costruzione di grandi opere ci sono sempre il genio umano e la realizzazione di un intuito o di una necessità, utili a far progredire la civiltà – afferma Schiavone -. Numerose infrastrutture realizzate nei secoli dagli uomini hanno modificato la geografia, il territorio e l’ambiente contribuendo a modellare civiltà e progresso, per favorire la mobilità e la sicurezza. In questi cambiamenti, ovunque nel mondo, gli italiani hanno sempre fatto la loro parte, distinguendosi per operosità, genio e intraprendenza. In diverse situazioni tali opere sono la risultanza del loro lavoro materiale ed immateriale caratterizzatosi per sacrifici e perdite di vite umane. Parliamo, purtroppo, di tristi aspetti della nostra antica e recente storia, che ritorna in auge ogni qualvolta si verifica un tragico incidente con effetti dirompenti. Sono quei momenti in cui l’opinione pubblica disquisisce e discute di prevenzione, di sicurezza, di cause ed effetti e sistematicamente si cercano capri espiatori e cause difficilmente giustificabili”. “Le recenti commemorazioni di Marcinelle, del Lötschberg, della tragedia legata al ponte Morandi di Genova assieme al ricordo di Mattmark, che ci riporta alla memoria la valanga di ghiaccio abbattutasi il 30 agosto del 1965 sul campo di lavoro di quella che sarebbe diventata la diga del lago di Mattmark, comprovano questo modus operandi a testimonianza dell’impervia disputa tra l’uomo e la natura, in una lotta impari tra il bisogno, il desiderio e il creato”, conclude il segretario generale del Cgie. (Red)