Roma, 31 ago – Con lo scoppio degli ultimi combattimenti sono cresciuti i bisogni umanitari dentro e fuori i centri di detenzione, nonostante la situazione fosse già allarmante. Le équipe di MSF stanno effettuando le prime visite mediche e stanno fornendo cibo, acqua e supplementi nutrizionali ad alcune delle persone ancora nei centri di detenzione. Tuttavia, MSF, così come altri attori umanitari, ha un accesso limitato in Libia e per questo ci sono altre persone che non riescono a ricevere assistenza. Anche le comunità libiche a Tripoli e nei dintorni hanno un accesso inadeguato all’assistenza sanitaria.
Secondo l’UNHCR, quasi la metà delle persone detenute nei centri di detenzione sono rifugiati provenienti da regioni in conflitto, tra cui Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan. Per il diritto internazionale queste persone hanno diritto alla protezione, ma le autorità libiche, i governi dei paesi sicuri e le Nazioni Unite non sono riusciti a stabilire un meccanismo efficace per prendere in carico le loro richieste di asilo. “I paesi europei – sottolinea Msf in una nota – hanno persino messo in atto politiche che impediscono ai richiedenti asilo di lasciare la Libia.
Queste stesse politiche impediscono alle persone di attraversare il Mediterraneo, consentendo alla guardia costiera libica, finanziata dall’Europea, di respingere le persone salvate in mare verso le coste libiche. La grande maggioranza delle persone attualmente nei centri di detenzione è stata intercettata in mare per poi essere riportata in Libia. Queste politiche hanno esacerbato le già povere e sovraffollate condizioni di vita nei centri di detenzione di Tripoli. La situazione si è deteriorata negli ultimi mesi a causa del limitato accesso all’acqua potabile, alle strutture igienico-sanitarie e all’assistenza sanitaria, condizioni che hanno avuto conseguenze sulla salute fisica e mentale dei detenuti”. Presente dal 2011 in Libia, MSF lavora nei centri di detenzione di Tripoli dal 2016, fornendo assistenza sanitaria di base, assistenza per la salute mentale e fornitura di servizi idrici e igienico-sanitari. MSF è anche l’unica organizzazione a garantire il trasferimento negli ospedali di migranti, rifugiati e richiedenti asilo bisognosi di cure di emergenza. MSF lavora anche nei centri di detenzione di Khoms, Zliten e Misurata e offre consulenze mediche a Bani Walid.
(red)