Roma, 4 set – “Introducendo il limite dei dieci anni di residenza come condizione per avere accesso all’assegno sociale – ha continuato il parlamentare – si colpisce allo stesso tempo il cittadino straniero che vive in Italia e l’italiano che rientra dall’estero, confermando l’ostinazione di un disegno politico che parte dai banchi parlamentari della Lega Nord e che oggi rischia di diventare una bandiera di tutta la maggioranza che sostiene l’attuale governo”.“Un atteggiamento e una decisione ai limiti della incostituzionalità – sostiene Porta – che oltre a non riconoscere il valore storico della nostra emigrazione nonché il debito del nostro Paese rispetto a chi, non per propria scelta, partì bambino per cercare fortuna altrove, opera una discriminazione assurda e fortemente penalizzante nei confronti di nostri concittadini. Il Sudamerica ancora una volta paga il prezzo più alto della mancanza di sensibilità delle nostre istituzioni rispetto al mondo dell’emigrazione, ed è sempre più difficile spiegare ai nostri concittadini il perché di simili scelte”. “Il mio appello – conclude l’onorevole – si rivolge quindi a tutti i parlamentari eletti all’estero, al Cgie, ai Comites, alle Associazioni, ai Patronati e a tutta la comunità degli italiani nel mondo affinché facciano sentire a gran voce la propria rabbia e la profonda delusione per questo atto, chiedendo a governo e Parlamento, così come i deputati del Pd hanno già fatto, di recedere dalla loro decisione”.
(Erg)