Roma, 4 set – “L’introduzione della figura dell’agente sotto copertura nelle indagini per corruzione è un grosso passo avanti nella lotta contro l’illegalità nella politica e nella pubblica amministrazione”. Così Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia e ora assessore alla legalità della Regione Campania, in una intervista a Il Fatto, commenta la misura contenuta nel nuovo disegno di legge anti-corruzione annunciato da Luigi Di Maio e confermata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Ed evidenzia che “la corruzione finora non era considerata un reato abbastanza grave da giustificare l’utilizzo di uno strumento che invece poteva essere usato contro la mafia. C’è una sottovalutazione della corruzione. C’è un pregiudizio, secondo cui i corrotti e i corruttori sarebbero meno pericolosi del mafioso. Invece la corruzione è un reato gravissimo che indebolisce l’economia di un Paese, oltre che uno strumento tipicamente mafioso usato anche dalle organizzazioni criminali che lo preferiscono all’intimidazione e alla violenza: ormai sanno che è meglio corrompere che sparare”. L’agente infiltrato, aggiunge, “non è soltanto uno strumento investigativo per scoprire e punire la corruzione, ma anche un modo molto efficace per prevenirla: è un deterrente formidabile, perché rompe la relazione di fiducia che deve sempre esserci tra il corrotto e il corruttore. D’ora in poi, per esempio, chi trucca una gara d’appalto non sarà più sicuro dei suoi partner, non saprà se ha a che fare con imprenditori, politici e amministratori con cui aggirare e violare le regole, oppure con un ufficiale sotto copertura che potrebbe farlo arrestare. Attenzione, però: parliamo di agente sotto copertura, non di agente provocatore, una figura che non è prevista nel nostro ordinamento”. (red)