Roma, 11 set – Dai dati raccolti emerge che urbanizzazione, turismo, incendi e cambiamenti climatici sono percepite come le principali pressioni che attualmente insistono sulla biodiversità, a cui si affiancano abusivismo edilizio e smaltimento rifiuti nei Parchi di piccole dimensioni ed inquinamento idrico nei Parchi costieri. Per il futuro, le principali minacce sono invece ritenute essere i cambiamenti climatici, seguiti da specie aliene invasive e captazioni idriche. Per quanto riguarda gli strumenti di gestione va segnalato che solo nel 30% dei casi è stato approvato in via definitiva il Piano per il Parco e che meno del 10% si è dotato di un Regolamento, sebbene i Parchi abbiano definito in maniera sufficiente specifici obiettivi di conservazione e relative strategie. Il contesto di legalità in cui i Parchi operano viene considerato buono, sebbene le risorse economiche e di personale per il controllo delle attività illegali siano ritenute largamente insufficienti. A livello di biodiversità, i Parchi hanno realizzato check-list, mappe di distribuzione e attività di monitoraggio di specie ed habitat prioritari (in primis lupo e aquila reale, faggete dell’Appennino e stagni mediterranei) su cui basare gli interventi di conservazione, sebbene le risorse economiche impiegate in queste attività siano ritenute insufficienti. Infatti, sia le spese per le attività di monitoraggio che quelle per progetti di conservazione risultano entrambe inferiori al 10% del proprio budget (per la quasi totalità dei Parchi (in 9 parchi addirittura inferiori al 5%). (Red)