Perugia, 11 set – Arrabbiati, sconfortati, ma non senza speranza. A pochi mesi dal voto che ha sconvolto gli assetti politici tradizionali – con la scomparsa dal parlamento di sigle e partiti storici e l’insediamento di un governo “forte” – le Acli sondano i sentimenti degli italiani nei confronti della politica con un’indagine di cui anticipano oggi alcuni risultati. L’occasione è l’apertura del tradizionale appuntamento nazionale di studi dell’Associazione, a Perugia, da oggi fino al 13 settembre, dedicato alla crisi dei contenitori tradizionali della politica e al futuro della democrazia. “Destra e sinistra dopo le ideologie. Democrazia rappresentativa e democrazia d’opinione” è il titolo del convegno giunto alla sua 41a edizione. L’indagine esplorativa è stata realizzata nel mese di luglio dall’Iref, l’Istituto di ricerca delle Acli, su un campione di 1500 individui rappresentativi della popolazione italiana per sesso, età e ripartizione geografica. Al primo posto negli umori degli italiani c’è la rabbia nei confronti della “casta” (32%). Nel tempo dell’antipolitica prevalgono i sentimenti negativi, lo sconforto (29%) e persino il disgusto (25%). Ma il quadro non è del tutto nero. E’ alta la percentuale di chi nutre ancora speranza nei confronti della politica (30%). Una speranza non accompagnata da altrettanta fiducia (15%): per un italiano su 4 è “tutto inutile”: la casta dei politici non risolverà mai i problemi dell’Italia. Passando dai sentimenti ai comportamenti, il 18% degli intervistati dichiara di non interessarsi di politica, perché crede che siano i politici di professione a doversene occupare. Il 16% esprime un rifiuto netto, mentre 6 italiani su 10 dichiarano di tenersi comunque informati sulle vicende politiche. L’83% segue quotidianamente i telegiornali, il 35% legge i quotidiani tutti i giorni o quasi (esclusi quelli sportivi). Il 56% dichiara di non utilizzare mai Internet come strumento di informazione. Chi “parla” di politica lo fa soprattutto in famiglia (38%) oppure al lavoro (15%). E se solo il 5% si sente “politicamente impegnato”, il 22% dichiara di aver fatto discussioni con amici, parenti e conoscenti nell’ultimo anno per convincerli a votare un candidato. (SEGUE)