Roma, 24 set – Costituzione “che fissa chiaramente – sottolinea Mangione – , fra le altre cose, i seguenti principi: Sono elettori tutti i cittadini italiani, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Oltre che segreto, personale e libero, il voto è uguale, vale a dire il voto di un italiano all’estero conta tanto quanto ed è soggetto agli stessi termini di quelli di un cittadino residente in Italia; È garantita l’effettività dell’esercizio del diritto di voto all’estero; Il voto è un dovere civico; ‘Il diritto di voto NON può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge’. E noi sappiamo bene che quando la Costituzione prevede un elenco tassativo di limitazioni, per aggiungerne altre, quale l’obbligo di opzione, per esercitare il nostro diritto/dovere, ci vorrebbe una modifica costituzionale. Nella scorsa consiliatura, il CGIE aveva inserito nel documento che avete in cartella, come mero esempio, la possibilità dell’opzione fra gli accorgimenti suggeriti da più parti per garantire la personalità del voto. Oltre ad essere anticostituzionale, in realtà si tratterebbe di una falsa sanatoria del problema dell’incetta dei plichi da parte di alcuni capibastone. Anzi, le stesse persone che si fanno consegnare i plichi costringerebbero a esercitare l’opzione tutti coloro dai quali sono certi di ricevere le schede da votare. Dobbiamo prendere una posizione precisa anche su questo. Avete anche in cartella il documento della Commissione III, Diritti civili e politici, sul voto. Insieme a spunti interessanti, tale documento contiene almeno un’idea inapplicabile alle nostre realtà, vale a dire quella della divisione delle esistenti ripartizioni della Circoscrizione estero in Collegi elettorali: come si fa a dividere in collegi una ripartizione in cui vengono eletti soltanto un deputato e un senatore?”. (PO / BIG ITALY / Red)