Roma, 4 ott – Le correzioni che il governo ha fatto alla nota di aggiornamento al Def – deficit al 2,4% nel 2019 e ridotto per i due anni successivi – non bastano ad addolcire il giudizio di Carlo Cottarelli, presidente dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica. “Il miglioramento di cui si parla è contenuto – afferma l’ex commissario alla spending review in una intervista ad Avvenire -, magari può aiutare a calmare i mercati. Il problema è che se anche quegli obiettivi di deficit sono raggiunti sono altri tre anni in cui l’Italia rimanda l’aggiustamento dei conti pubblici. Fra tre anni ci ritroveremo comunque con un deficit vicino al 2%, che vorrebbe dire più o meno ai livelli del 2018”, “se le regole sono applicate come scritte, questa piccola riduzione non è sufficiente. Magari l’Ue potrebbe apprezzare lo sforzo, ma diventa una questione di interpretazione molto generosa delle regole, non so se è possibile farla. Bruxelles potrebbe temporeggiare e rinviare il suo giudizio alla primavera: alla fine l’Ue è sempre stata molto morbida con tutti. A me preoccupano più i mercati che l’Europa”, “probabilmente se il governo non avesse deciso di rivedere verso il basso il deficit lo spread sarebbe salito ancora. Il punto però è un altro: io credo che eviteremo una crisi in questo momento, ma partendo da un deficit a questo livello e da un debito che si riduce minimamente ci vuole poco perché uno choc esterno come un brusco rallentamento dell’economia faccia ripartire la corsa del debito”. Si rischia un’uscita dell’Italia dall’Unione monetaria? “Un paese con un debito pubblico alto e uno spread alto è chiaro che ha una forte tentazione di uscire e i mercati incorporano nei tassi di interesse il rischio di un’uscita”. Infine parla della sua partecipazione settimanale a “Che tempo che fa”: “Io non ci guadagno niente, lavoro gratuitamente per l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, che ha un accordo con la società di produzione del programma per fornirle questo servizio”. (red)