Roma, 4 ott – Il presidente del Parlamento Ue e vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, in una intervista al Messaggero, commenta così i correttivi al Def: “Noto con piacere che c’è stata una riflessione e una marcia indietro. E’ positivo come segnale di disponibilità, ma è un tocco di cipria più che un intervento sostanziale. Si rendono conto degli errori, ma non credo proprio che sarà sufficiente per il 2019 perché il tasso di crescita è troppo basso e la previsione che fanno di 1,6% è solo propaganda” e “la percentuale può anche non essere un problema, importanti sono i contenuti. Se fosse 2,4% ma con investimenti per infrastrutture, la Tav, la Tap, l’Alta Velocità, la Gronda, o perla crescita o per aiutare le imprese che assumono giovani. Allora sarebbe un’altra cosa. Ma se invece si vogliono spendere soldi in deficit per il reddito di cittadinanza, è chiaro che le cose vanno male. L’assistenzialismo non produce crescita”. E nota anche che la manovra “prima di non piacere alla Commissione mi sembra evidente che non piaccia a coloro che dovrebbero prestarci i soldi per finanziare il debito pubblico. Il principale problema sta tutto qui ed è sotto gli occhi di tutti. Il problema è a Roma, non a Bruxelles, Londra, Francoforte o New York. Sta nelle scelte che si stanno facendo nella Capitale. Invece siamo alle prese con uno scontro xenofobi-euroburocrati che diventa il modo per nascondere la verità”. E se la manovra viene bocciata e rispedita indietro da Bruxelles? “Di Maio l’altra sera in tv lo ha detto esplicitamente sostenendo che l’obiettivo del governo è farsi bocciare la manovra. Io credo sia un errore usare la legge di Bilancio per fare campagna elettorale perché gli effetti sono sui cittadini. Quando si bruciano in borsa oltre venti miliardi, come è accaduto venerdì scorso, pagano i cittadini risparmiatori. Quelli sono soldi dei piccoli risparmiatori non dei grandi banchieri. Di chi ha investito 10-20 mila euro in azioni o titoli di Stato”. (red)