Roma, 24 set – L’Assemblea del Senato, accogliendo la proposta della Giunta per le immunità varata all’unanimità con un solo astenuto, ha respinto la richiesta di autorizzazione agli arresti domiciliari per il senatore Nicola Di Girolamo (Pdl), eletto nella Circoscrizione Estero, chiesta dalla procura di Roma che sta indagando su presunti brogli nelle ultime elezioni, con 204 voti favorevoli al diniego, 43 contrari e 11 astenuti. Esclusa l’esistenza del fumus persecutionis, come spiegato dal relatore Francesco Sanna (Pd), due i criteri seguiti dalla Giunta: “Nella comparazione – ha detto Sanna – nel raffronto tra questi beni costituzionali, il Parlamento (o meglio il Parlamento nella sua storia, ma la Giunta nel caso concreto, il cui esito vi presentiamo) ha applicato normalmente due criteri, che hanno guidato la decisione assunta e che mi accingo a riferirvi. Il primo criterio è quello di verificare se si è di fronte ad una straordinaria gravità del reato. Il secondo criterio è quello di verificare se si è di fronte, nella richiesta di autorizzazione all’esecuzione di misura cautelare, ad un’eccezionale rilevanza di queste misure nel procedimento penale in esame”.Quanto al primo criterio, la cosiddetta straordinaria gravità del reato, Sanna ha ricordato che nella storia repubblicana ci sono solo quattro precedenti, che riguardavano reati come l’omicidio plurimo, l’insurrezione armata contro lo Stato ed il sequestro di persona. “Quindi – ha detto Sanna – il livello della gravità di reato, considerato nella nostra prassi e nella giurisprudenza parlamentare, non è stato riscontrato nel caso che oggi abbiamo da deliberare. Il reato più grave, infatti, contemplato nella richiesta di autorizzazione a carico del senatore Di Girolamo prevede una pena da uno a cinque anni: si tratta, infatti, dell’attentato ai diritti politici del cittadino”. (SEGUE)