Roma, 24 set – Sanna ha poi ricordato che “non è possibile riscontrare il pericolo di reiterazione di questi reati, della stessa specie di quelli per i quali si procede, in quanto dovremmo raffigurarci il senatore Di Girolamo come nuovamente candidato alle elezioni politiche nella circoscrizione estero, prendendo secondo lo schema dell’accusa fraudolentemente e con l’inganno la residenza in uno Stato estero. E poi, vi è il pericolo che utilizzi il suo ruolo di parlamentare per esercitare pressioni illecite sulle strutture pubbliche ed inquinare le prove, questo è l’altro profilo richiesto dalla Procura di Roma, di un’indagine o un deliberato del Senato. Ma, quanto alle strutture pubbliche – ha ricordato Sanna – segnaliamo che la Giunta ha acquisito il provvedimento di un ufficio dello Stato, più precisamente del Ministero degli affari esteri (il Consolato, appunto, di Bruxelles), con il quale lo Stato italiano ha revocato l’iscrizione del senatore Di Girolamo all’AIRE (e quindi, in qualche modo, il titolo passivo di ammissione all’elezione al Senato)”. “Per queste ragioni – ha concluso Sanna – la Giunta, nel proseguire e concludere, nel giro di qualche giorno, i lavori del secondo troncone di verifica dei titoli di ammissibilità di elettorato passivo del senatore Di Girolamo, ha deciso e deliberato, a maggioranza, con un’astensione, di richiedere al Senato di non procedere alla concessione, e quindi negarla, della misura cautelare richiesta dalla magistratura inquirente”. Il senatore Cosimo Izzo (Pdl) ha sottolineato che “la misura cautelare degli arresti domiciliari richiesta nei confronti del senatore Di Girolamo è destituita di ogni fondamento. Non esiste neppure la parvenza del dubbio sull’insussistenza dei presupposti del provvedimento richiesto. L’azione penale non è stata ancora esercitata – ha spiegato Izzo – e non vi è possibilità di reiterazione del presunto reato, poiché il fatto contestato afferisce ad una competizione elettorale che si è già svolta. Inoltre, non vi è alcuna possibilità di inquinamento delle prove, perché esse sono pregresse e datate”. Solo l’Idv ha detto sì alla richiesta dei magistrati: “A malincuore – ha spiegato in Aula Luigi Li Gotti – non ci sentiamo di rigettare la richiesta delle autorità”.
(Epa)