Roma, 9 ott – La Nota individua peraltro alcuni elementi positivi che dovrebbero consentire alle esportazioni di tornare a crescere in misura più sostenuta. “Nonostante il commercio mondiale risenta del rafforzamento delle misure protezionistiche, alcuni accordi in corso di negoziazione o stipulati dall’Unione Europea potrebbero attenuarne gli effetti – sottolinea il dossier – Il consolidamento di tali canali di interscambio, sia nel continente americano che in quello asiatico, riguarda aree in cui le esportazioni italiane sono risultate dinamiche già nel 2017 prefigurando il mantenimento di tali risultati”. Secondo la Nota, “altri elementi positivi provengono dalla bassa sensibilità delle esportazioni italiane al tasso di cambio tra euro e dollaro, legata sia alla maggiore qualità dei beni esportati che alla ricomposizione settoriale e geografica dei mercati di sbocco verificatasi negli ultimi anni. L’Italia è relativamente poco esposta alle misure protezionistiche sinora attuate dato il peso limitato dei settori coinvolti nell’export del Paese. Nelle produzioni di acciaio e alluminio, direttamente colpite dai dazi imposti verso l’UE, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono state pari a circa il 2,8 per cento dell’export italiano totale di questi beni. Di difficile quantificazione sono invece l’impatto indiretto attraverso la diversione dei flussi esportativi asiatici dal mercato Usa a quello europeo e gli effetti sulle ‘catene del valore’. Ad esempio, la Germania è il primo esportatore europeo di prodotti in metallo verso gli Stati Uniti e attrae circa un quinto delle esportazioni italiane di acciaio e alluminio. L’impatto sull’export italiano – prosegue il dossier di Senato e Camera – sarebbe assai più negativo qualora gli Usa includessero il settore automobilistico tra i prodotti europei da sottoporre a dazi. Le esportazioni italiane di autoveicoli verso gli Stati Uniti, nel 2017, rappresentavano, infatti, circa il 20 per cento dell’export totale del settore. Inoltre, i produttori italiani di componenti auto esportano in Germania e in altri paesi europei, che a loro volta costruiscono autovetture per il mercato americano”.
(Red)