Roma, 10 ott – L’essenza dell’umanità è il movimento. Potrebbe essere questo il sunto del pensiero di Marc Augé (etnologo di fama mondiale ed ex direttore dell’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi), raccolto nel dialogo-intervista tra lui, Anna Mateu e Domingo Gonzalez e divenuto il libro “Migrazioni” (Castelvecchi, 2018, 48 pagine, 5 euro). Augé, tra i più autorevoli pensatori dell’antropologia contemporanea, le cui opere si basano principalmente sull’analisi antropologica della nostra quotidianità e inventore dei concetti di “nonluogo” e “surmodernità”, inserisce le migrazioni tra le principali caratteristiche della società contemporanea e globalizzata. Nel libro-intervista afferma che se è vera l’ipotesi che la popolazione umana si sia prodotta a partire dall’Africa è chiaro che l’essenza dell’umanità sia il movimento, le migrazioni. Per lui urbanizzazione, globalizzazione, migrazione, “sono nozioni quasi identiche” e il movimento non avviene solo da Sud a Nord. Il mondo tutto è divenuto una immensa città per cui, per molti aspetti, viviamo tutti nella stessa città di un Pianeta che è divenuto via via più omogeneo, per altri le metropoli sono diventate il luogo che riflette tutte le differenze del Pianeta. In questo senso si è creato un doppio movimento di diversità interna e di apparente omogeneità su scala planetaria. In questo complesso discorso affronta dunque i termini e gli equivoci della globalizzazione nelle sue contraddizioni, convinto del fatto che essa non sia un fenomeno neutro. Spiega come la parola global sia spesso utilizzata intendendo universale, mentre i concetti sono molto diversi. Il termine global è fondato sulla differenziazione crescente delle classi sociali e, al contrario, universale corrisponde alla proiezione dell’individuo verso l’uguaglianza di diritti tra esseri umani. Ma oggi non è così, poiché la globalizzazione come la si sta governando (o non governando) genera e accentua diseguaglianze, non solo tra ricchi e poveri, anche “tra coloro che sanno qualcosa e coloro che non sanno nulla”. (SEGUE)